Sardegna: Allerta Meteo, Allarme Rosso. Scuole chiuse e consigli di come bisogna comportarsi nel caso di alluvioni, Tifone.

30 settembre 2015

VIDEO: METEO, NUOVO ALLARME ROSSO: «IL CICLONE SI ABBATTERÀ SULL’ISOLA»
Il presidente della Regione Sardegna, Francesco Pigliaru, ha annullato ogni impegno all’estero e sta rientrando in Sardegna da Parigi a causa dell’allerta meteo. ”La macchina regionale è operativa da ieri per il codice rosso diramato su tutta la Sardegna dalla Protezione civile per rischio idrogeologico e idraulico, sino a venerdì 2 ottobre, a causa della perturbazione in arrivo”. Lo ha detto l’assessore della Difesa dell’Ambiente con delega alla Protezione civile, Donatella Spano, nel corso delle conferenza stampa di questo pomeriggio tenuta insieme all’assessore della Sanità, Luigi Arru, al capo di gabinetto della Presidenza, Filippo Spanu, che ha annunciato l’imminente rientro del presidente Francesco Pigliaru da Parigi, dove ha annullato ogni impegno, e al direttore regionale della Protezione civile, Graziano Nudda. “Siamo in allerta rosso ma niente panico, non siamo ancora nella fase dell’emergenza”, ha spiegato l’assessore Spano, che questa mattina ha sentito la Protezione civile nazionale per concordare gli aspetti operativi.

Allerta meteo in tutta la Sardegna

Allerta meteo in tutta la Sardegna

servizio meteo aeronautica 30 settembre 2015

servizio meteo aeronautica 30 settembre 2015

Il sistema di prevenzione è completamente funzionante e tutte le strutture sono attive e pronte a operare nel migliore dei modi, ma è essenziale che la popolazione contribuisca con le misure di auto-protezione che sono pubblicate sul sito regionale della Protezione civile”. “Per non intasare gli ospedali e i poliambulatori abbiamo chiesto ai cittadini di posticipare le visite non strettamente necessarie”, ha affermato l’assessore della Sanità Luigi Arru. Per il direttore della Protezione civile Graziano Nudda esiste il rischio di alluvione, ma tutte le forze sono in campo: Leggi il seguito di questo post »

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luglio 2015 è stato il più caldo di sempre

4 settembre 2015

WashingtonLuglio è stato il mese più caldo di sempre.
A dirlo è il Noaa, l’agenzia ambientale americana, che ha esaminato i dati a disposizione, dal 1800 ad oggi.
Nell’ultimo rapporto globale sul clima, il Noaa ha sottolineato il caldo anomalo registrato in buona parte del mondo.

Tendenza termica per settembre ottobre

Tendenza termica per settembre ottobre

Il luglio 2015 ha battuto anche il vecchio record, risalente al 1880: la temperatura media è stata di 16,61 gradi. Sembra poco ma vanno considerate tutte le temperature del mondo (emisfero australe incluso, dove ora è inverno) e comunque i primi sette mesi del 2015 hanno segnato una media di temperature superiore di 0,85 gradi alla media di tutto il XX secolo. Battuto anche il record del 2010 quando la variazione fu di 0,16 gradi in più.

I dati del Noaa seguono quelli della Nasa, che già nel 2014 aveva parlato di temperature record, e tutto serve alla Casa Bianca e all’Onu [Italia] per insistere sulle politiche di riduzione dell’inquinamento. Uno degli obiettivi dell’Onu è di limitare l’aumento delle temperature entro i due gradi rispetto alle medie dell’epoca pre industriale, un limite che se valicato, secondo molti scienziati potrebbe coincidere con disastri naturali di grande portata: alluvioni, siccità, cicloni e innalzamento del livello dei mari.

luglio 2015

luglio 2015

Qualche giorno fa l’amministrazione Obama ha annunciato il Clean Power Plan, al centro del quale c’è la drastica riduzione di emissioni dalle centrali energetiche nazionali. E grande attesa c’è per il summit mondiale di Parigi sul clima che si terrà a dicembre.

ANALISI PER IL RESTO DELLL’ESTATE, L’AUTUNNO E BUONA PARTE DELL’INVERNO, FINO A FEBBRAIO.
L’aggiornamento sulla tendenza stagionale del mese di agosto appena trascorso, computa la possibile evoluzione del tempo per l’ultimo mese estivo, settembre, per la stagione autunnale e per la prima parte di quella prossima invernale. Ebbene, per tutto il periodo di riferimento, semestre settembre-febbraio, il modello stagionale ECMWF prevede temperature sostanzialmente sopra la media su tutto il continente, eccetto qualche area limitata con temperatura nella media. Valori più persistentemente sopra la media saranno presenti sul Centrosud Europa e sull’area mediterranea; inizialmente valori abbondantemente sopra media anche sulla Scandinavia e sulle regioni di Nordest ma qui, nel corso della stagione invernale, i valori termici tenderanno ad allinearsi alle medie del periodo. Sotto l’aspetto delle precipitazioni, esse sono attese, per settembre e la prima parte dell’autunno, ottobre, sopra la media su tutto il Mediterraneo, sulla Penisola iberica e sul Sudovest della Francia. Piogge un po’ sotto la media sul Nord Germania, Polonia e regioni di Nordest, precipitazioni nella media, invece, sul resto del continente o localmente sopra, ma in misura non esagerata. Per il prosieguo della stagione autunnale, le piogge sono previste sopra la media sulla Francia, sul Regno Unito, sull’Est Mediterraneo e su buona parte delle regioni scandinave, specie centro-meridionali. Precipitazioni più o meno nella norma altrove, salvo qualche lieve eccesso sulle regioni alpine, sul Sud della Germania e sulla Turchia. Tra la fine della stagione autunnale e la prima parte dell’inverno, il modello europeo vede precipitazioni sopra la media su tutto il Centronord Europa, in qualche caso con eccessi anche importanti, in particolare sul Regno Unito. Fase siccitosa, invece, su Centrosud Mediterraneo, su parte delle regioni meridionali e insulari italiane e sul Sudest della Spagna. Precipitazioni più o meno nella norma sul resto del continente.

TEMPERATURE TRA LA FINE DELL’ESTATE E L’AUTUNNO.
Fase Settembre/ottobre:
per l’ultimo mese estivo e il primo autunnale, il modello matematico a lungo termine prevede un aspetto termico con evidente anomalia positiva delle temperature su gran parte del continente. In particolare, temperature superiori alla norma sono previste su tutti i settori centro-orientale del continente, in misura maggiore, anche nell’ordine di 2° in più, sul Mediterraneo centro-orientale, su parte delle regioni Est europee e sull’estremo Nord della Scandinavia. Temperature nella norma sul Regno Unito suo Ovest Francia e sulla penisola iberica, anche sotto la norma di 1-2° sulle coste portoghesi.
P.S.: maggiori informazioni nel sito IlMeteo.it


Luglio 2015, mai così caldo da oltre un secolo e mezzo

17 luglio 2015

Fine settimana torrido nel Centro-Sud. “Tregua” prevista per fine mese.

tromba d'aria in Veneto

tromba d’aria in Veneto

La calura non molla. Il rovente anticiclone nord-africano che da venti giorni ricopre l’Europa ieri ha mantenuto i termometri a 33-35 °C in Pianura Padana, 37 °C a Firenze e Perugia e 38 °C nel Casertano.
Da oggi aumenteranno pure l’umidità e il disagio per l’afa ma tra sabato e domenica un lieve cedimento dell’alta pressione porterà qualche temporale sulle Alpi; avremo un’attenuazione di un paio di gradi per le temperature massime sulle pianure del Nord Italia, ma l’atmosfera rimarrà pienamente estiva e le punte termiche si concentreranno dalla Romagna al Centro-Sud, fino a 40 °C in Puglia. La prossima settimana è atteso un ulteriore rinforzo dell’anticiclone, che rinnoverà la canicola fin verso sabato 25, nuovamente con temperature di 37-40 °C.

La «calura gialla»
Questo luglio ha dunque ottime probabilità di divenire il mese in assoluto più bollente dall’inizio delle misure meteorologiche sistematiche, oltre un secolo e mezzo fa: lo ha già preventivato MeteoSvizzera, ma la situazione è simile anche nel vicino Nord Italia, avvolto in una “caldura gialla” che pare quella siciliana raccontata da Verga. Non è un’esagerazione: a Torino la temperatura media della prima metà del mese ha sfiorato i 29 °C, cinque gradi sopra norma, valore che sarebbe eccessivo fin per gli angoli più infuocati d’Europa, come la Sicilia meridionale e l’Andalusia.

Lo zero termico sopra i 4500 metri si è divorato con un mese d’anticipo l’innevamento invernale delle Alpi, riducendo i deflussi nivali, così il Po sta scendendo a livelli simili a quelli delle siccità estive del 2003 e 2006, mentre i condizionatori a manetta gonfiano le bollette: lo scorso 7 luglio i 56,9 gigawatt di potenza richiesta sulla rete elettrica italiana segnano il record di consumo di tutti i tempi. Uno scenario mille volte annunciato nei rapporti internazionali sui cambiamenti climatici che nel prossimo dicembre dovranno tradursi in limitazioni delle emissioni alla COP21 di Parigi.

Una corretta informazione è fondamentale per vincere questa sfida per il bene dell’Umanità, ma come nella peste manzoniana, prima che il flagello arrivi si ignora e si deride l’allarme scientifico, poi si nega l’evidenza, agitando l’alibi di improbabili future glaciazioni mentre si gronda sudore nel bel mezzo di inedite bolle di calore africano.
A quando l’untore e la colonna infame?

Link utili:
Tromba d’aria in Veneto


Sardegna Ciclone Cleopatra – 18 novembre 2013

10 dicembre 2013

Gli sbalzi climatici, inquinamenti e deforestazioni con industrie che inquinano il nostro Pianeta porta a devastare l’ecostema tutta, dove il mondo, il nostro territorio si ribella, tentando così di riacquistari gli spazi,
i lembi di fiumi e territorio centificato dagli uomini che avevano come unico obiettivo quello di “guadaganare facile”, non curandosi delle leggi vigenti che riguardano la salvaguardia del territorio tutto.
Questa è la politica che in parte ha flagellato la splendida isola della Sardegna.
Da questo non esaustivo scritto potrete prendere spunto per addentrarvi in angusti luoghi nel mondo del web, per vedere cosa (sia l’uomo che la natura hanno avuto i loro attegtgiamenti contrapposti).
In moti si dicono se in Sardegna il disastro che ha dato tanti morti
e devastazioni povevano essere previsti. Io dico DI SI!
* Di seguito ripropongo un buon articolo apparso dal “Il Fatto Quotidiano“.
Buona lettura da Maurizio Andrea Loi.
Maltempo Sardegna, 16 morti e 2700 sfollati. Letta: “Lo Stato c’è ed fa il massimo”


Otto per mille, la posta in gioco.

20 aprile 2010

Per chi fosse interessato a leggere nel dettaglio come è stata impostata la truffa dell’8 per mille, pubblico la nota seguente:
(chi vuole può diffonderla)

Benedetto XVI nel periodo fascista

Ci avviciniamo alla scadenza per la dichiarazione annuale dei redditi e si ripropone quindi, per ogni contribuente, la scelta sulla destinazione dell’otto per mille dell’Irpef: a favore dello Stato, della Chiesa cattolica o delle altre confessioni religiose (Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi, Chiesa Evangelica Luterana in Italia, Unione Comunità Ebraiche Italiane, Unione Chiese cristiane avventiste del settimo giorno, Assemblee di Dio in Italia)?

Intanto, è bene subito sfatare un luogo comune: il contribuente, con la sua firma, non sceglie a chi destinare una porzione del suo Irpef, ma vota per la ripartizione del gettito derivante dall’otto per mille dell’Irpef di tutti i contribuenti. In parole povere, la scelta di un contribuente con un reddito annuo di 20 mila euro pesa come quella di uno che ha un reddito dieci o 100 volte maggiore. Valgono, insomma, le persone, non i loro redditi.

Il meccanismo di distribuzione dell’otto per mille però contiene un’altra insidia, anch’essa mai pubblicizzata dai media e dallo stesso Stato, che riguarda il modo in cui vengono considerate le scelte non espresse dai contribuenti. Attestandosi sul 60% circa del totale, le ‘non scelte’ possono condizionare fortemente la distribuzione del gettito e, in effetti, è quello che succede.

La ripartizione delle scelte non espresse è proporzionale alle preferenze espresse. Per spiegare meglio il meccanismo, prendiamo come esempio i dati della dichiarazione dei redditi 2001 (gli ultimi noti). Il 60,4 % dei contribuenti non ha espresso alcuna preferenza, il 34,56% ha firmato per la Chiesa cattolica, il 4,07% per lo Stato, lo 0,5% per i Valdesi e il rimanente 0,46% per le altre confessioni.

A fronte di queste scelte, la distribuzione del gettito è stata la seguente: 87,25% alla Chiesa Cattolica, 10,28% allo Stato, 1,27% ai Valdesi e il restante 1,2% alle altre confessioni.

In sostanza, chi non firma per destinare quota parte dell’Irpef si affida alle scelte degli altri, generando l’assurdo che la Chiesa cattolica, indicata da circa il 35% dei contribuenti, riceva più dell’80% dell’intera cifra, il cui valore annuo è stimabile intorno al miliardo di euro. Un cifra che potrebbe essere utilizzata per l’istruzione, per finanziare la ricerca, o come sussidio al lavoro.

E’ interessante, a questo punto, capire il perché lo Stato ha istituito il meccanismo dell’otto per mille.

Dalla entrata in vigore dei Patti lateranensi (1929) e fino alla revisione del Concordato ad opera del Governo Craxi (1984), i preti della Chiesa cattolica ricevevano dallo Stato italiano la cosiddetta ‘congrua’, uno stipendio mensile come risarcimento per i beni confiscati alla Chiesa con l’annessione di Roma al Regno d’Italia nel 1870 che segnò la fine del potere temporale dei papi. Con la revisione del Concordato, la congrua fu convertita in quota parte del gettito fiscale annuo, l’otto per mille dell’Irpef per l’appunto, ed elargita dallo Stato alla Cei, alle varie confessioni religiose che ne facessero richiesta o allo Stato stesso per scopi sociali o assistenziali.

Ogni tre anni una commissione potrebbe rivedere la percentuale di gettito Irpef da destinare, ma finora non è mai stato fatto, nonostante la crescita del reddito degli italiani abbia sempre più ingrossato il paniere (dai 398 milioni di euro del 1990 siamo passati al miliardo di euro del 2008). Inoltre, le lungaggini parlamentari per l’approvazione di nuovi beneficiari fanno sì che la Chiesa cattolica possa continuare ad usufruire in modo significativo della quota delle scelte non espresse che, come dicevamo, sono la maggioranza.

Ma il contribuente, prima di firmare, dovrebbe anche sapere come viene impiegato questo denaro.

Lo Stato. Dichiara di destinare la sua quota di otto per mille a settori di intervento quali la fame nel mondo, le calamità naturali, l’assistenza ai rifugiati, la conservazione dei beni culturali. In realtà non è sempre così, sia perché attinge dall’otto per mille per voci di bilancio ordinarie, sia perché parte della quota per la conservazione dei beni culturali viene comunque devoluta alla Chiesa per il restauro di luoghi di culto. Emblematico è ciò che è successo lo scorso anno. Dei quasi 44 milioni di euro di gettito spettanti allo Stato, i 10 milioni destinati ai Beni culturali sono stati devoluti al restauro di immobili ecclesiastici e analoga fine hanno fatto gran parte dei 14 milioni destinati agli “interventi per il sisma in Abruzzo”. Tutte ristrutturazioni che avrebbero dovuto essere finanziate dal fondo “edilizia di culto” compreso nella quota di 8 per mille destinata alla Chiesa.

Insomma, scegliere lo Stato significa spesso scegliere la Chiesa cattolica, anche se la maggior parte dei contribuenti ne è all’oscuro.

La Chiesa cattolica. Beneficiaria di oltre l’80% del gettito, è l’unica ad avere i mezzi per una campagna pubblicitaria battente che punta l’attenzione – prima della scadenza delle dichiarazioni – sulla solidarietà e gli aiuti al Terzo mondo. In realtà, la Chiesa spende circa il 20% della cifra in beneficenza, circa il 35% per gli stipendi del clero e il rimanente 45% è destinato alla voce non meglio definita ‘esigenze di culto’. Chi crede quindi di fare una scelta di solidarietà casca, anche qui, male.

L’Unione delle Chiese metodiste e valdesi. I Valdesi destinano tutto l’ammontare della loro quota a progetti di natura sociale e assistenziale e forniscono un resoconto dettagliato dell’impiego dei fondi. Merita menzione la campagna ‘Facciamo qualcosa di laico’ effettuata con i proventi dell’otto per mille del 2008 e dedicata allo sradicamento della discriminazione basata sulla diversità (di razza, di genere). La rimanente cifra è stata impiegata per finanziare oltre 200 progetti, in Italia e all’estero. Due di questi, in particolare, sono per la ricerca sulle cellule staminali.

Il Sinodo ha stabilito che i fondi ricevuti non siano utilizzati per fini di culto ma unicamente per progetti di natura assistenziale, sociale e culturale. Ha deliberato inoltre che una quota corrispondente al 30% dell’importo totale dei fondi ricevuti dal sistema dell’otto per mille sia devoluta a sostegno di progetti nei Paesi in via di sviluppo “da realizzarsi in collaborazione con organismi internazionali sia religiosi che laici”.

Le altre confessioni. L’Unione delle comunità ebraiche italiane utilizza i fondi per formazione culturale, tutela delle minoranze e attività sociali; l’Unione Chiese cristiane avventiste del settimo giorno per interventi sociali, umanitari e culturali sia in Italia che all’estero; la Chiesa Evangelica Luterana in Italia alle spese di evangelizzazione, agli stipendi dei ministri di culto, ad opere sociali, alle missioni, a iniziative culturali e spese di amministrazione; le Assemblee di Dio in Italia utilizzano l’otto per mille esclusivamente per progetti culturali e di solidarietà, in Italia e all’estero.

Cosa può fare il cittadino. Innanzitutto una scelta oculata e informata, cercando così di ridurre al minimo l’ammontare delle scelte non espresse che condizionano tutto il meccanismo. Ognuno dei destinatari dell’otto per mille pubblica su internet le sue ‘intenzioni’, anche se molto spesso poco chiare e, soprattutto, non documentate. In secondo luogo, pretendere che vengano pubblicati in dettaglio i resoconti di impiego della cifra spettante. In terzo luogo, cercare di partecipare attivamente alle numerose inziative che – ad oggi senza alcun seguito – hanno cercato negli anni di abbattere un meccanismo discriminatorio che vede come beneficiario principale un solo soggetto, o almeno di far pressione per inserire nell’elenco delle destinazioni possibili voci di spesa fondamentali che lo Stato assottiglia sempre più. Una fra tutte, la ricerca scientifica, vessata da anni di tagli e riduzioni. Come se la salute e il progresso scientifico meritassero molta meno attenzione economica di quella elargita a piene mani dallo Stato ai luoghi di culto, per altro di una sola religione.

Cecilia M. CalamaniCronache Laiche


Rivoluzione in Grecia, l’Europa aiuta finanziariamente il governo e abbandona il popolo Greco

7 aprile 2010

In Grecia è rivoluzione, mentre nel resto d’europa e del pianeta? Tabula rasa! Perchè nascondere la lotta per la democrazia in Grecia? Meglio cieci, muti e sordi: ottima medicida mediatica sempre efficace? Non sempre! SVEGLIA!

http://www.pianetaterra.tv/

Gli scontri riportati con ritardo e superficialità dai media nazionali e internazionali.
In Grecia il governo trucca i bilanci, si dà alla finanza allegra, manda in pensione i lavoratori troppo presto e poi chiede aiuto allEuropa quando i mercati finanziari lo sfiduciano. In estrema sintesi è questa linterpretazione della crisi finanziaria greca che in questi giorni va per la maggiore. Gli economisti Alesina e Perotti, tra gli altri, la sostengono apertamente (Sole 24 Ore, 27 marzo). Questa lettura fa indubbiamente parte del senso comune. Essa tuttavia non coglie alcuni problemi di fondo che riguardano non solo il caso della Grecia ma lintero assetto della Unione monetaria europea.
“Sparire o farsi assorbire: è questo dunque il destino di tante imprese situate in Grecia, in Italia e nelle altre periferie del continente? Bisogna cioè rassegnarsi al fatto che la testa pensante del capitale europeo si concentrerà sempre di più in Germania e che i pigs rimarranno popolati solo da masse inermi di azionisti di minoranza e di lavoratori a basso costo? Nella sostanza è esattamente questo il futuro che ci riserva lattuale assetto dellUnione monetaria europea. La crisi economica rende però la situazione più dolorosa sul piano economico e quindi forse più accidentata sul terreno politico. Se una tangibile ripresa mondiale si facesse ancora attendere, i paesi deboli dellUnione potrebbero arrivare ad accarezzare lidea non soltanto di svalutare, ma anche di ridurre in modi più o meno surrettizi il grado di apertura internazionale dei loro mercati.
Impensabile appena pochi anni fa, una reazione del genere trova oggi più di un riscontro tra gli stessi imprenditori periferici ed è forse lunica mossa che potrebbe suscitare qualche dubbio a Berlino sulla aggressiva politica mercantilista fino ad oggi perpetuata dalla Germania. Sembra paradossale, ma il rilancio dellunità europea potrebbe scaturire proprio da una minaccia neo-protezionista avanzata da qualcuno dei pigs.”

Aiutiamo la Grecia! Aiutiamo il Pianeta per salvarsi dalle dittature!
βοηθήσει την Ελλάδα!
Aiutare la Grecia!

επιτευχθεί η δημοκρατία στην Ελλάδα
instaurare una democrazia in Grecia

Ευρωπαϊκών και των κοινοτήτων στον κόσμο να βοηθήσει την Ελλάδα!
Comunità europea e mondiale per aiutare la Grecia!


La Magistratura italiana al collasso. [(Febbraio 2010) – 1/2]

30 marzo 2010


http://www.pianetaterra.tv/

Questo video risulterà scioccante per tutti coloro che hanno a cuore la democrazia in Italia.
Altro mio ulteriore commento penso sia superfluo.
Buona Visione e Riflessione.

Con Amicizia e Rispetto
Maurizio Andrea.


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